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Dopo la Fashion Week, la vera domanda non è “cosa va di moda?"

14 ore fa
Tempo di lettura: 6 min

Le passerelle di Milano ci hanno mostrato le tendenze della Primavera Estate 2027. Ma la lezione più interessante, secondo me, non riguarda cosa comprare: riguarda il modo in cui possiamo tornare a giocare con quello che abbiamo già.


Milano Fashion Week è appena finita.

Abbiamo visto nuove proporzioni, stratificazioni, colori che convivono in maniera meno prevedibile, giacche indossate in modi diversi, gonne protagoniste e abbinamenti che, almeno sulla carta, potrebbero sembrare quasi “sbagliati”.

E come succede dopo ogni Fashion Week, viene spontaneo chiedersi:

“Quindi, cosa andrà di moda?”


Io partirei da un'altra domanda.

“Quante possibilità ci sono già dentro il mio armadio che non sto usando?”


Perché tra le tante immagini arrivate dalle passerelle milanesi ce n'è una che, più delle singole tendenze, mi interessa portare nel mio lavoro di consulente d'immagine:

lo stile sta tornando ad essere un gioco personale.

E questa, secondo me, è una bellissima notizia.


Una parola dalla Fashion Week che mi piace molto: sprezzatura


Tra le interpretazioni più interessanti delle collezioni Primavera Estate 2027 è tornato un concetto tutto italiano: la sprezzatura.

Vestirsi bene senza dare l'impressione di aver costruito tutto alla perfezione.

Lo abbiamo visto nelle stratificazioni, nei tessuti volutamente meno perfetti, nelle sovrapposizioni e in colori che apparentemente non dovrebbero stare insieme e che invece, una volta indossati, trovano il loro equilibrio.

Non significa vestirsi a caso.

Anzi.

Dietro un look apparentemente spontaneo c'è spesso una grande consapevolezza.

Ed è proprio questa la parte che trovo interessante.

Perché conoscere il proprio stile non dovrebbe portarci ad avere un armadio fatto di regole. Dovrebbe darci gli strumenti per sentirci abbastanza sicure da iniziare, ogni tanto, a romperle.


Prada ci ha ricordato quanto può cambiare un solo capo


Una delle immagini più forti della settimana è arrivata da Prada.

La collezione Primavera Estate 2027 ha messo al centro la gonna, interpretandola non semplicemente come un capo, ma quasi come una tela sulla quale costruire identità differenti.

La stessa tipologia di capo cambia completamente quando viene accostata a una camicia, a un maglione, a un top, a materiali diversi o a elementi apparentemente in contrasto.

Ed è un concetto che trovo estremamente vicino al mio modo di lavorare.

Perché molto spesso non abbiamo bisogno di un'altra gonna.

Abbiamo bisogno di scoprire tre modi diversi di indossare quella che possediamo già.


Dalla passerella all'armadio reale

Naturalmente una sfilata deve farci sognare.

Ma per me il passaggio più interessante arriva il giorno dopo.

Quando chiudiamo Instagram, smettiamo di guardare le passerelle e la mattina apriamo il nostro armadio.

Lì non abbiamo una stylist, trenta cambi a disposizione e nemmeno mezz'ora per decidere cosa mettere.

Abbiamo la nostra vita.

Il lavoro. I bambini da accompagnare. Una riunione. Una giornata fuori casa. Un appuntamento. Magari un aperitivo direttamente dopo l'ufficio.

Ed è proprio qui che una tendenza diventa interessante:

non quando la copiamo, ma quando la traduciamo.

E allora proviamo a farlo davvero.


1. Layering: prova un abbinamento che non hai mai fatto

Le sovrapposizioni sono state una presenza importante a Milano.

Ma layering non significa necessariamente costruire outfit complicatissimi.

Guarda il tuo armadio.

Quella camicia che utilizzi sempre da sola potrebbe comparire sotto un maglione lasciando visibili collo, polsini o fondo.

Un abito potrebbe cambiare completamente con una maglia sottile sotto.

Una giacca potrebbe entrare in un look nel quale non avresti mai pensato di inserirla.

Prima di comprare un capo nuovo, prova a sovrapporne due vecchi.

Potresti scoprire un outfit che non sapevi di avere.


2. La giacca non è più soltanto “la giacca”

Anche la giacca è stata reinterpretata moltissimo sulle passerelle milanesi: portata come protagonista, quasi come un top, modificata nelle proporzioni o semplicemente indossata in maniera meno convenzionale.

E nel guardaroba quotidiano?

Pensiamo al nostro blazer.

Con pantalone e camicia è ufficio.

Con jeans, T-shirt e mocassino cambia completamente.

Con una cintura in vita assume una proporzione diversa.

Sopra un abito diventa il capo che permette di utilizzare quel vestito anche in un altro contesto.

Il capo è sempre lo stesso. È lo styling a cambiarne il linguaggio.


3. Prova a mettere insieme due cose che “non stanno insieme”

Questa forse è la parte che mi diverte di più.

La Fashion Week ci ha mostrato colori, fantasie, texture e materiali accostati con molta più libertà.

Non ti sto suggerendo di uscire domani mattina vestita esattamente come una modella in passerella.

Ti sto suggerendo qualcosa di molto più semplice.

Prendi due elementi del tuo guardaroba che non hai mai pensato di utilizzare insieme.

Un capo elegante con una scarpa più quotidiana.

Una gonna femminile con una maglia più sportiva.

Due colori che normalmente separi.

Una fantasia con un accessorio colorato.

Provali.

Lo specchio ci dirà se funzionano.

Lo stile personale nasce anche dalla sperimentazione.


4. Usa gli accessori per cambiare, non soltanto per completare

Lo street style visto fuori dalle sfilate milanesi ce lo ha ricordato molto bene: spesso è un accessorio a cambiare completamente la lettura di un look.

Una cintura.

Una scarpa.

Una borsa.

Un paio di orecchini.

Gli occhiali.

Una collana importante sopra una maglia semplicissima.

Quando lavoriamo insieme sul guardaroba, gli accessori non arrivano alla fine perché “manca qualcosa”.

Li utilizziamo per dare una direzione all'outfit.

E questo significa che lo stesso look di base può raccontare cose completamente diverse.


5. Prima di cercare il trend, cerca il tuo modo di indossarlo

Questa è probabilmente la lezione più importante.

Non tutto quello che vediamo in passerella deve entrare nel nostro armadio.

E non perché “non possiamo permettercelo” o perché certe cose “stanno bene soltanto alle modelle”.

Semplicemente perché non tutto parla di noi.

Una tendenza dovrebbe essere un'opportunità, non un obbligo.

Possiamo prenderne un colore.

Una proporzione.

Un abbinamento.

Un accessorio.

Oppure possiamo guardarla, trovarla bellissima e decidere che non ci appartiene.

Anche questo significa conoscere il proprio stile.


Prima dello shopping, guarda la tua vita

Ed è qui che torniamo al nostro armadio.

Siamo appena entrate nell'autunno e questo è esattamente il momento in cui ricomincia la tentazione di comprare.

Nuova stagione. Nuove collezioni. Nuovi colori.

Ma prima di chiederti cosa manca nel tuo guardaroba, prova a chiederti:

“Quello che possiedo funziona davvero per la vita che faccio oggi?”

Quando lavoro sul guardaroba di una cliente, infatti, non parto dai vestiti.

Parto dalle sue giornate.

A che ora esce di casa?

Dove lavora?

Quanto si muove?

Quali sono i momenti in cui si trova più spesso davanti all'armadio senza sapere cosa mettere?

Quali capi continua ad utilizzare e quali, invece, rimangono appesi?

Perché un guardaroba può essere bellissimo e pienissimo.

Ma se non dialoga con la nostra quotidianità, continueremo a utilizzare sempre le stesse cose.

“Lo indosseresti domani?”

C'è una domanda molto semplice che mi piace fare davanti a un armadio:

“Lo indosseresti domani?”

Non:

“Potresti indossarlo?”

Non:

“Magari prima o poi?”

Domani.

È una piccola domanda, ma cambia completamente la prospettiva.

Perché ci riporta alla vita vera.

Se la risposta continua ad essere no, allora dobbiamo capire perché.

Manca l'abbinamento giusto?

Non ci rappresenta più?

Non è adatto alle nostre giornate?

Oppure continuiamo semplicemente a conservarlo perché ci dispiace lasciarlo andare?

Fare ordine nel guardaroba non significa necessariamente eliminare.

Significa soprattutto scegliere consapevolmente cosa vogliamo continuare a indossare.


E poi costruiamo i look

Questa, per me, è una delle parti fondamentali.

Non basta sistemare l'armadio.

Bisogna provare.

Combinare.

Cambiare una scarpa.

Aggiungere una cintura.

Utilizzare diversamente una camicia.

Sovrapporre un capo.

Inserire un colore.

E fotografare gli outfit che funzionano.

Perché la mattina, quando abbiamo dieci minuti per prepararci, non abbiamo bisogno di altra ispirazione.

Abbiamo bisogno di soluzioni.

Avere una raccolta dei propri outfit significa poter ritrovare combinazioni già provate, approvate e soprattutto coerenti con noi.

Quindi, cosa ci portiamo davvero a casa dalla Fashion Week?

Non necessariamente una nuova gonna.

Non il colore che “dobbiamo” avere.

Non la borsa del momento.

Mi piacerebbe portarci a casa qualcosa di diverso:

la voglia di tornare a giocare con il nostro guardaroba.

Provare un abbinamento nuovo.

Indossare diversamente un capo vecchio.

Smettere di dividere tutto in “da lavoro”, “da uscita”, “da tutti i giorni”.

Usare la moda come ispirazione, senza permetterle di decidere chi dobbiamo essere.

Perché seguire le tendenze può essere divertente.

Ma riconoscersi in quello che indossiamo lo è molto di più.


RE-STYLE: ripartire da quello che hai

È anche da questa idea che nasce RE-STYLE, il mio servizio dedicato al guardaroba della stagione corrente.

Partiamo da ciò che possiedi.

Facciamo un check dei capi e degli accessori, costruiamo nuove combinazioni, proviamo gli outfit e fotografiamo quelli approvati.

Solo dopo individuiamo ciò che eventualmente manca davvero e costruiamo una shopping list mirata.

Non per trasformare il tuo guardaroba in quello di qualcun altro.

Ma per farti vedere quante possibilità ci sono già dentro il tuo.


E forse, dopo una settimana passata a guardare ciò che indosseremo domani, è proprio questa la domanda più interessante da farci oggi:

Quanto conosci davvero quello che hai già?

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